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Cancro prostatico localizzato: quasi met dei pazienti cerca un secondo parere specialistico

Roma, 10 novembre 2016 – Nonostante una percentuale significativa di uomini con carcinoma prostatico localizzato chieda e ottenga un secondo parere urologico, la motivazione di questa scelta non dipende né dalla necessità di scegliere una terapia definitiva né dalla ricerca di una migliore qualità di cura. Lo sostiene Craig Evan Pollack, oncologo della Divisione di Medicina Interna alla Johns Hopkins University di Baltimora, Maryland, e coordinatore di uno studio appena pubblicato sulla rivista Cancer. «Il National Cancer Institute e l'American Cancer Society incoraggiano i pazienti con tumore della prostata a cercare un secondo parere specialistico prima di iniziare il trattamento allo scopo di pesare rischi e benefici di ogni terapia all'interno di un'ampia scelta di opzioni a seconda delle preferenze personali» esordisce l'autore, sottolineando che consultare un secondo urologo può essere utile anche per avere maggiori informazioni sulla diagnosi e per comprendere meglio la propria malattia. Questo in teoria. «In pratica, invece, si sa poco su chi realmente cerca un secondo parere, sulle motivazioni che lo spingono e sull'impatto della seconda opinione medica sulla scelta del trattamento e sulla qualità di cura percepita dal paziente» scrivono gli autori, che hanno valutato la frequenza, i motivi e le caratteristiche delle persone che cercano una seconda opinione per un carcinoma prostatico localizzato. Basandosi sui risultati di studi precedenti, i ricercatori hanno ipotizzato che un secondo parere aumenti le probabilità di decidere la cura in modo definitivo, lasciando invece invariata la qualità di cura percepita rispetto ai pazienti seguiti da un solo specialista. Partendo da questi presupposti gli autori hanno intervistato gli uomini che avevano ricevuto diagnosi di cancro alla prostata localizzato nell'area metropolitana di Philadelphia dal 2012 al 2014, chiedendo loro se avessero consultato un secondo urologo e le motivazioni. «Su oltre 2.300 partecipanti, il 40% ha ottenuto un secondo parere» spiega l'oncologo. Le ragioni? La più comune era di avere ulteriori informazioni sul cancro (50,8%) e la seconda di volere una visita dal miglior medico disponibile (46,3%). Nessuna associazione, invece, tra secondo parere e decisione definitiva sul trattamento o qualità percepita della cura del cancro.
 


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